La prima federazione (1972)

Nel 1972 il gioco fiorisce il 29 gennaio nella caratteristica trattoria “Il Toro” di Sampierdarena (Genova), una tavolata di sportivi decide di fondare la prima federazione italiana di football americano (FIFA), con la voglia e la speranza di poter introdurre nella penisola l’affascinante immagine agonistica di questo sport a stelle e strisce.

Questi sono i nomi dei promotori: Marco Bollesan (uno dei giocatori più in vista del rugby italiano), Roberto Fusco (nazionale di rugby), Enrico Bertirotti (ex-giocatore di baseball e rugby), Filippo Retagliata (ex-atleta, ortopedico della nazionale di rugby), Giorgio Bregante (giornalista de “Il Corriere Mercantile”), Enzo Civelli (dirigente sportivo), Ruggero Coppola (dirigente della FIBS), Giuseppe Prisco (avvocato di grido, vicepresidente della squadra di calcio dell’Internazionale FC di Milano), Aldo De Martino (giornalista RAI, ideatore de “La Domenica Sportiva”) e Bruno Beneck (regista de “La Domenica Sportiva”, presidente della Federazione Italiana Baseball e Softball).

L’idea è buona ma l’avvio è, per forza di cose, a scartamento ridotto in un Paese dove il football americano si è appena intravisto in un paio di film; non è reperibile nessun tipo di attrezzatura né, tanto meno, un campo di gioco. Inoltre la Federazione Italiana Rugby boccia un’iniziativa ancora sulla carta, boicottando il riconoscimento di questa nuova disciplina da parte del governo sportivo.

Nel mese di maggio la FIFA richiede di nuovo l’adesione al CONI e si propone come “sport aggregato” al consiglio federale della FIBS; in entrambi i casi la risposta è negativa; in settembre, cercando di rompere il cerchio, il presidente prende contatto con la National Football League.

L’allora commissioner Pete Rozelle raffredda l’entusiasmo di Beneck ricordandogli che la lega non ha interesse a promuovere il football all’estero né a dare assistenza a un’attività amatoriale.

Viene comunque organizzato un incontro con il magnate texano Lamar Hunt, uno dei fondatori dell’ American Football League e proprietario dei Kansas City Chiefs, uno sportivo di rilievo, un uomo d’affari con le idee molto chiare: “Il football in Italia e in Europa non mi interessa: è un gioco troppo difficile e costoso per poter essere trapiantato con successo. Sto vivendo un’esperienza divertente ma per nulla redditizia e, ne sono oramai convinto, senza più futuro con il vostro calcio qui negli States. Facile da imparare, poco costoso, ma non va”.

La Intercontinental Football League e i Roman Gladiators (1973)

Niente “Piano Marshall” dunque per il football, nessun intervento assistenziale come quello messo in piedi nell’immediato dopoguerra quando, per facilitare lo sviluppo del baseball, si aprirono i magazzini delle forze armate alleate per aiutare i pionieri (tra cui lo stesso Beneck) del “batti e corri”. Nel dicembre del 1972 arriva un’incredibile telefonata da Dallas: “Qui parla Bob Kap, presidente della Intercontinental Football League Inc. …” La IFL, finanziata e diretta da texani di Dallas e Houston, si propone la diffusione del football made in USA nel Vecchio Continente, fondando alcuni team nelle maggiori città europee; in attesa di creare una “scuola indigena” le varie squadre sarebbero state rinforzate ricorrendo ai migliori prospetti dei college USA e ad alcuni prestiti della NFL.

E così che un giorno sbarca all’aeroporto di Fiumicino questo americano superattivo con al seguito il suo grande sogno. Lui e Bruno Beneck il 19 febbraio 1973 fondano il primo club professionistico d’Italia: The Roman Gladiators. Il progetto ha previsto per i Gladiatori un gemellaggio con l’università di Notre Dame e, come possibili rinforzi, niente meno che Dan Pastorini degli Houston Oilers, Joe Scibelli dei L.A. Rams, Tom DeLeone dei Cincinnati Bengals, Bob DeMarco dei Cleveland Browns, Daryle Lamonica degli Oakland Raiders, Doug Buffone dei Chicago Bears, Nick Buoniconti dei Miami Dolphins e Peter Dalla Riva dei Montreal Alouettes (CFL), tutti italoamericani affermatisi tra i professionisti.

Nel ’73 e nel ’74 Kap girerà l’Europa in lungo ed in largo nel tentativo di dare vita, sempre sulla carta, ad alcuni team a Vienna, Monaco di Baviera e altre città, scontrandosi spesso con la diffidenza delle autorità sportive. Fallirà anche il tentativo di organizzare due partite, la prima allo stadio Flaminio di Roma e la seconda al Parco dei Principi di Parigi, tra i Dallas Cowboys e i Miami Dolphins a causa della rinuncia dello sponsor ufficiale, la compagnia aerea PanAm. La IFL rimetterà i sogni di gloria nel cassetto.

Logo IFL (tratto da “Spaghetti Football” di Fausto Batella)

Arrivano i Supermen in Versilia (1977)

Nonostante la falsa partenza della IFL, Beneck non demorde e progetta l’operazione 4 per 4, quattro quotidiani sportivi stampati in quattro grandi città italiane, abbinati ai team di quattro basi NATO dislocate in Italia che porteranno per l’occasione i nomi delle squadre della federazione italiana, per un torneo estivo da organizzare in una città di interesse turistico. Gli editori accettano di buon grado l’idea e viene coniato il “Trofeo della Stampa Sportiva Quotidiana” con questi abbinamenti: Corriere dello Sport – Lupi Roma; Gazzetta dello Sport – Diavoli Milano; Tuttosport – Tori Torino; Stadio – Veltri Bologna.

La FIFA, dopo cinque anni dalla sua fondazione, può finalmente organizzare un evento sportivo concreto. Sabato 5 agosto 1977 allo stadio di Marina di Massa si gioca finalmente a football in un contesto all’altezza della situazione, con il campo segnato regolarmente, le goal post su misura, il tabellone segnapunti, la catena per il down, le cheerleader preparate dal noto coreografo Paolo Gozlino, lo speaker e l’orchestra jazz in parata di Carletto Loffredo.

I Diavoli Milano della “Gazzetta dello Sport” sconfiggeranno i Lupi Roma del “Corriere dello Sport” 36 a 12; mercoledì 9 agosto i Tori Torino di “Tuttosport” supereranno i Veltri Bologna dello “Stadio” 12-8 e sabato 13 agosto 1977 i Tori vinceranno infine il torneo battendo per 13 a 8 i Diavoli di fronte a 14.000 spettatori.